“«Chi sei tu?» disse il Bruco.
Poco incoraggiante come inizio di
conversazione.
Alice rispose alquanto timidamente,
«Io…ora come ora non saprei, signore,
cioè, stamattina quando mi
sono alzata lo sapevo, ma da allora credo
di essere cambiata diverse volte»”
Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie
Poco incoraggiante come inizio di
conversazione.
Alice rispose alquanto timidamente,
«Io…ora come ora non saprei, signore,
cioè, stamattina quando mi
sono alzata lo sapevo, ma da allora credo
di essere cambiata diverse volte»”
Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie
Narcisistico e androcentrico l’adulto ha definito l’adulto “simbolo di potenza, pienezza, creatività e arbitrio, protagonista della storia e della cultura”, l’adulto si identificato con uomo, ignorando o dileggiando le altre età (anche per Freud la formazione della personalità si stabilizza totalmente nell’adolescenza e i cambiamenti in età adulta sono di norma impossibili ). Eppure è chiaro come solo se il tempo viene inteso in una concezione teleologica=tempo come fine, l’adulto diventa apice, il compimento di qualcosa già scritto; se il tempo è invece =successione l’adulto è “ridimensionato” come risultato dell’esperienza…Pienezza del mondo adulto…Di nuovo eccoci in presenza di un pregiudizio perdurante anche se da tempo confutato! Già negli anni quaranta (addirittura Charlotte Bühler negli anni Trenta) Jung faceva fronteggiare nell’adulto il puer, forza creatrice e rigeneratrice piena di desiderio e il senex , stabile, laborioso e sicuro. In ogni caso la situazione attuale mostra che l’idea di uomo-adulto come meta-apice dello sviluppo umano e riferimento verso cui orientare le giovani generazioni abbia cominciato a vacillare. Il ripensamento dell’età adulta restituisce importanza a tutte le altre età della vita e ora, cercando un sostantivo che la designasse con precisione, è stato creato il termine adultità. Incerta però la definizione di adultità: si parla di “evanescenza del cresciuto” , l'adulto compiuto tramandataci dal passato ma i criteri per definire l’adulto in dinamicità e cambiamento si presentano come sommatoria di definizioni parziali, spesso temporali, non univoci, alla fine identici a quelli dell'adolescenza (!).
postato da: comuscientifica alle ore 11:26 | Link | commenti
categoria:violenza, apprendimento, adolescenza, e-learning, bullismo, adultitĂ
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:"la scuola si era rivelata un'istituzione poco efficace nella trasmissione delle conoscenze, così come l'estensione della scolarizzazione non è riuscita a rendere più equa e democratica la società. Non si può dimostrare che con un'istruzione prolungata delle giovani generazioni un paese diventi più competitivo .. o che si è meglio attrezzati per fronteggiare le incertezze di una società globalizzata, regolata da leggi dettate dalla mondializzazione dei beni e dei servizi"...In più penso che oggi la scuola sia violenta:come si sostanzia la violenza a scuola. La scuola è l'ultima entrata di massa quotidiana della nostra società...è fisicamente coatta, a voglia ad ammantarla poi con vagheggiamenti pedagogici di varia estrazione, ormai puzzano di ipocrisia. Se parlate sinceramente con gli studenti dovrete ammettere che la scuola è da gran parte di loro avvertita come una realtà che nn aiuta a crescere ma che invece costringe e mortifica, diciamolo, parcheggia ...parcheggia perchè al sistema-lavoro-consumo degli adulti necessita un parcheggio: è alla coercizione consumo-lavoro degli adulti che le scuole debbono la loro organizzazione in orari e classi, nn certo alle esigenze degli alunni!