Cara Giusy , riapro dalla tua risposta al mio intervento per rilanciare i miei argomenti: la "poca dimestichezza degli insegnanti con l'informatica" è figlia di molte cause, alcune congenite alla italica struttura scolastica stessa così come continuiamo ad interpretarla.
Temo che le mie considerazioni possano uscire fuori dai binari di questo forum ma ....poi no, tutto sommato essere all'estero è anche un modo per guardare con più attenzione a come evolve il proprio lavoro, un momento metacognitivo, diremmo
e "la nuova realtà in cui ci si trova ad operare" non è forse anche quella più generale e relativa a questo periodo storico?
L'"interazione usuale" da superare su cui tu ci chiami ad intervenire è intesa, perlomeno da noi italiani, in un modo ben preciso, quello che riguarda anzitutto il "chiudere le porte dell'aula e fare la tua lezione" e quello del successivo momento di "elargizione" della lezione ad un pubblico essenzialmente passivo o teso all'ascolto del verbo del docente.
Diciamolo, si tratta di due non interazioni sulla base delle quali si è concretato il nostro mestiere senza troppo mai discutere di diverse possibilità didattiche. La discussione educativa in Italia è socialmente poco sensibile e soprattutto ancorata a vecchi schemi, ignora le rilevantissime novità che hanno investito il campo dell'education. Direi che abbiamo sofferto dell'egemonia culturale del neo idealismo che è alla base del nostro impianto didattico culturale ed abbiamo archiviato "alla leggera" Maria Montessori , Emma Castelnuovo , pure don Milani, va ....che, caspita!! In scuole italiane all'estero sarebbero davvero dei validi alfieri culturali.
Temo che le mie considerazioni possano uscire fuori dai binari di questo forum ma ....poi no, tutto sommato essere all'estero è anche un modo per guardare con più attenzione a come evolve il proprio lavoro, un momento metacognitivo, diremmo
L'"interazione usuale" da superare su cui tu ci chiami ad intervenire è intesa, perlomeno da noi italiani, in un modo ben preciso, quello che riguarda anzitutto il "chiudere le porte dell'aula e fare la tua lezione" e quello del successivo momento di "elargizione" della lezione ad un pubblico essenzialmente passivo o teso all'ascolto del verbo del docente.
Diciamolo, si tratta di due non interazioni sulla base delle quali si è concretato il nostro mestiere senza troppo mai discutere di diverse possibilità didattiche. La discussione educativa in Italia è socialmente poco sensibile e soprattutto ancorata a vecchi schemi, ignora le rilevantissime novità che hanno investito il campo dell'education. Direi che abbiamo sofferto dell'egemonia culturale del neo idealismo che è alla base del nostro impianto didattico culturale ed abbiamo archiviato "alla leggera" Maria Montessori , Emma Castelnuovo , pure don Milani, va ....che, caspita!! In scuole italiane all'estero sarebbero davvero dei validi alfieri culturali.






