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martedì, 27 maggio 2008

Mi è capitato, già da qualche anno, di collaborare a progettare ambienti dove oltre al dato "quantitativo" e "vecchio"....tipo numero di interventi sul forum (8 in questo nostro caso) veniva richiesto e valutato anche il dato "qualitativo" delle interazioni tra i membri, magari tramite una chat in orari stabiliti dove i membri, divisi in gruppi, interpretavano un ruolo e affrontavano un problem solving. Chiaro che poi la chat veniva registrata e analizzata poi in fase valutativa ma era essa stessa, o poteva essere essa stessa, fonte propositiva e risorsa collaborativa; quella risorsa di cui tanto si parla quando si dice che il contributo di uno +uno individui fa due mentre il contributo di uno + uno in un sistema collaborativo fa di più. Altra risorsa collaborativa facilmente utilizzabile è da tempo la possibile stesura di un documento multimediale con lavagna condivisa , sempre chiamando i membri ad interagire in gruppi. Insomma, credo che il tempo della sperimentazione e ricerca sia a buon punto, mancano pratiche concrete a partire da subito....

A questo proposito trovo poco realistico che ci si aspetti da docenti già all'estero e ognuno "per proprio conto" immerso in una realtà già data la "costruzione di nuova stategie" come se solo andando all'estero o cambiando scuola gli insegnanti siano "costretti" a farlo...una tale sensibilità o si ha e si ha tutti insieme come istituzione scolastica italiana, a partire dal MIUR, PRIMA di partire o non si inventa per costrizione "estera".Quanto poi allo stato dell'arte delle nuove tecnologie che si potrebbero utilizzare qui ad Istanbul e
su cui non ho una ma mille idee di possibili esperienze collaborative , bisogna che prima il tecnico, unico per tutto l'istituto e spesso irreperibile per l'intera mattinata, ed io ci si accordi per una lingua comune, visto che lui parla esclusivamente turco!...vi saprò presto aggiornare...

postato da: comuscientifica alle ore 08:03 | Link | commenti
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mercoledì, 14 maggio 2008
Leggo con interesse quando scritto dalla collega Marta Mattiotti il 28 aprile riguardo l' insoddisfazione per l’offerta di lingua e cultura italiana che viene messa a disposizione soprattutto per mezzo delle nostre scuole all'estero.Finora pensavo che l'origine di tale insoddisfazione fosse da ricercare "a monte", nella discrasia che spesso affligge le scelte ministeriali, tra ribadita essenzialità del promuovere cultura e italian style all'estero e conti della serva che tendono a tagliare il tagliabile tout court più che a prevenire lo sperpero...
In tal senso ho inteso l'obiettivo della Finanziaria del 2007 di ridurre del 20% l’organico dei nostri docenti statali in servizio all’estero, azione che, senza andar troppo per il sottile o minimamente perder prezioso tempo a meditare una razionalizzazione del settore scolastico, preferisce invece, con superficialità e pregiudizio, intendere tale razionalizzazione nel senso unico più scontato e "alla moda", ovvero nel senso dell'affido a soggetti privati, selezionati o no , purchè privati.
Ma ora rifletto sul fatto che quando dico selezionati ho una precisa idea: all'estero la questione didattica in gioco non è di poco conto, lo scontro è tra una "burocrazia dell'apprendere" che in Europa, sia pur lentamente e malvolentieri, sta prendendo coscienza dell'enorme portata che la rivoluzione tecnologica comporta prima nel manipolare conoscenze e poi nel mettere a punto più efficaci metodologie d'apprendimento, e strutture volutamente conservatrici nei paesi esteri in cui si opera, arroccate in vetusti nozionismi e posizioni di potere, restie a innovarsi nel fare didattica non tanto per difficoltà economiche nel dotarsi di tecnologie innovative, quanto per mancanza di effettiva buona volontà nell'accogliere tramite esse nuove concezioni dell'apprendimento che vedano un costante e aperto dialogo tra discente e docente. La conoscenza non può mai permettersi di essere arrocata, paurosa o nn innovativa. L'innovazione non si risolve in due o tre computer o schermi in più, è questione di creare nuovi rapporti basati sulla fiducia e sull'apprendimento continuo, collettivo, dinamico che questo periodo storico ci richiede. L'Italia questo ha da "vendere": una tradizione umanistica che ha filtrato con fiducia le novità tecnologiche ....meditando...riflettendo...facendo "artigianato"...senza privatizzazioni "di serie"!
postato da: comuscientifica alle ore 20:45 | Link | commenti
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domenica, 04 maggio 2008
Lunaria coordina il progetto "YouMap: young urban cartographies", co-finanziato dalla Commissione Europea: un progetto sulla cartografia partecipata e la rappresentazione giovanile ed interculturale della vita metropolitana. Da marzo a giugno 2008 si svolgeranno i laboratori giovanili di cartografia partecipata in 9 metropoli europee (Berlino, Amburgo, Ankara, Istanbul, Madrid, Barcellona, Parigi, Venezia e Roma) http://www.lunaria.org/
postato da: comuscientifica alle ore 08:24 | Link | commenti
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