“L'arte è per noi inseparabile dalla vita: diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice”. (Filippo Tommaso Marinetti)
L'arte ha un carattere ambiguo, metamorfico, ha una pluralità di significati non necessariamente concordanti, è un concetto che muta in continuazione, è "Deus absconditus” che sfugge ad una definizione univoca: se non si riesce a definire cos'è l'arte, è probabilmente ancora più arduo stabilire se essa abbia o no una funzione sociale.
I mutamenti storici del secolo scorso sono stati di tale portata e talmente generalizzati, che hanno obbligato l'arte ad assumere il ruolo di strumento operativo nella storia, nella battaglia intrapresa dalle masse per le rivendicazioni e le conquiste sociali, nella consapevolezza che l'astensione, il non-intervento, ne avrebbe fatto una sovrastruttura superflua della sua epoca, non necessaria, non appartenente alla propria realtà.
La parola Dada, che identifica il movimento, non significa nulla e già in ciò vi è una prima caratteristica del movimento: quella di rifiutare ogni atteggiamento razionalistico. Il rifiuto della razionalità è ovviamente provocatorio e viene usato per abbattere le convenzioni borghesi intorno all'arte.Il movimento dadaista nasce a Zurigo nel 1916 durante la prima guerra mondiale con la fondazione del caffè letterario Cabaret Voltaire, in un periodo in cui nella città pullulano rifugiati, disertori, antimilitaristi, critici e artisti di varia provenienza e rivoluzionari. I protagonisti principali del movimento sono il poeta Tristan Tzara, il pittore Janco (entrambi rumeni), lo scultore e pittore Arp, alsaziano, lo scrittore e filosofo Hugo Ball, tedesco, i francesi Picabia e Duchamp che entrano a far parte del gruppo zurighese nel 1918 quando viene pubblicato il manifesto programmatico del dadaismo. Al Cabaret Voltaire alcuni di questi artisti sono protagonisti di serate dedicate all'arte russa e francese, a canzoni, danze, poemi simultanei, musiche negre....