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lunedì, 24 marzo 2008
Non ci sono ragioni razionali in base alle quali si possa spiegare perché l’uomo, tra tutti gli esseri che popolano la terra, abbia deciso di dedicarsi ad un’attività apparentemente non utile né necessaria come la creazione artistica e la sua fruizione, semplicemente ed inspiegabilmente egli lo fa da millenni, da che  ha abitato la prima caverna e ne ha invaso le pareti rocciose con i primi graffiti.L’atto del decorare le pareti della sua tana pare per l’uomo un impulso ineludibile, in grado di potenziare quel basilare atto di appropriazione di un luogo che egli compie "abitandolo". Ma a distanza di millenni dal nostro antenato cavernicolo, perché si fa arte, oggi ?La domanda non è da poco, ed oggi interessa sia l’arte che la scienza, specie negli studi di molti moderni biologi, fra cui Semir Zeki, autore di un testo ormai cruciale nella moderna neurobiologia, “La visione dall’interno”, in cui egli analizza i rapporti fra arte e scienza, tra visione e cervello, e definisce una nuova disciplina che chiama Neuroestetica.
postato da: comuscientifica alle ore 20:49 | Link | commenti
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lunedì, 24 marzo 2008

  “L'arte è per noi inseparabile dalla vita: diventa arte-azione e come tale è sola capace di forza profetica e divinatrice”. (Filippo Tommaso Marinetti)

L'arte ha un carattere ambiguo, metamorfico, ha una pluralità di significati non necessariamente concordanti, è un concetto che muta in continuazione, è "Deus absconditus” che sfugge ad una definizione univoca: se non si riesce a definire cos'è l'arte, è probabilmente ancora più arduo stabilire se essa abbia o no una funzione sociale.
I mutamenti storici del secolo scorso sono stati di tale portata e talmente generalizzati, che hanno obbligato l'arte ad assumere il ruolo di strumento operativo nella storia, nella battaglia intrapresa dalle masse per le rivendicazioni e le conquiste sociali, nella consapevolezza che l'astensione, il non-intervento, ne avrebbe fatto una sovrastruttura superflua della sua epoca, non necessaria, non appartenente alla propria realtà.

postato da: comuscientifica alle ore 20:46 | Link | commenti
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lunedì, 24 marzo 2008
  Le avanguardie del '900 contribuiscono notevolmente a definire la posizione dell'artista nei confronti della società e della storia, demolendo in gran parte il suo carattere elitario e facendone un individuo calato nella realtà del suo tempo, non più un sognatore perso nelle sue fantasie, come poteva venir concepito in epoca romantica, ma da una parte un professionista integrato nel suo stato (si veda ad esempio come Marcel Duchamp o Fernand Léger, avessero compreso il ruolo sociale dell'artista nell'era industriale.), dall'altra un sensibile anticipatore del futuro, in grado di captare le esigenze del suo tempo e svelarle al resto degli uomini: in questo caso, pur alimentando il mito del genio incompreso, viene riconosciuto all'artista il potere "oggettivo" di svelare l'inconscio "soggettivo"e farsi interprete delle angosce dell'umanità tutta, attraverso l'universalità linguistica dell'arte...Per la prima volta la società accetta l'idea che l'artista, "moderno antropologo dell'anima", sia in grado di esprimere valori universali, anche se non attraverso codici convenzionali, ma per mezzo della piú primitiva forma di espressione umana, la più antica, la più immediata, l'arte figurativa. Il contatto con le problematiche contemporanee e la perfetta integrazione con la struttura sociale vengono raggiunte per la prima volta in America, con l'affermarsi della Pop Art ed in parte già prima con l'Espressionismo astratto, in un continente in cui l'aspetto economico e commerciale di ogni fenomeno di costume o di cultura ha un ruolo preponderante.
postato da: comuscientifica alle ore 20:42 | Link | commenti
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lunedì, 24 marzo 2008

Dada non significa nulla

 Tristan TzaraLa parola Dada, che identifica il movimento, non significa nulla e già in ciò vi è una prima caratteristica del movimento: quella di rifiutare ogni atteggiamento razionalistico. Il rifiuto della razionalità è ovviamente provocatorio e viene usato per abbattere le convenzioni borghesi intorno all'arte.Il movimento dadaista nasce a Zurigo nel 1916 durante la prima guerra mondiale con la fondazione del caffè letterario Cabaret Voltaire, in un periodo in cui nella città pullulano rifugiati, disertori, antimilitaristi, critici e artisti di varia provenienza e rivoluzionari. I protagonisti principali del movimento sono il poeta Tristan Tzara, il pittore Janco (entrambi rumeni), lo scultore e pittore Arp, alsaziano, lo scrittore e filosofo Hugo Ball, tedesco, i francesi Picabia e Duchamp che entrano a far parte del gruppo zurighese nel 1918 quando viene pubblicato il manifesto programmatico del dadaismo. Al Cabaret Voltaire alcuni di questi artisti sono protagonisti di serate dedicate all'arte russa e francese, a canzoni, danze, poemi simultanei, musiche negre....

postato da: comuscientifica alle ore 20:23 | Link | commenti
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