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giovedì, 08 marzo 2007
Sono 10 milioni gli italiani che vanno a prostitute. Vanno a prostitute che non sono più le sedotte e abbandonate degli anni 50  per cui l'attività del peccare costituiva il calcio d'angolo cui la virtù compromessa costringeva complice  una loro ,sia pur inconsapevole, accettazione delle "regole del gioco", una loro sudditanza  anzitutto psicologica. 10 milioni di italiani vanno aprostitute  di cui il 30% minorenni,  pagano compiacenti i mafiosi  criminali  che seviziano, ricattano e minacciano di uccidere costantemente, arrivando non di rado a farlo affinchè tengano loro a disposizione corpi pressocchè infantili. E noi tutti proni-occhi abbassati o perlomeno distolti davanti a tanto dolore, e sulla via pubblica tanto dolore, dolore evidentissimo e innegabile sulle nostre strade, quasi fosse un dolore nn in calcio d'angolo, dunque non nostro, dunque di pertinenza delle sedotte e abbandonate che "lo sapevano" e "che ci stanno".  Come si cambiano  i pensieri di comodo? Con la sincerità, con la costanza con il ripetere i dati di un mercato orribile che cattura e non ingaggia che imbroglia e non convince che schiavizza e non compartecipa, che ricatta, che uccide, che è pericoloso anche per quelli che non c'entrano. Perchè avere  come vicini di pianerottolo, di quartiere, di città, umanoidi che possono arrivare a tanti onori di cronache a a forza di acidi  sfregianti e benzene, di coltelli e spranghe , non dovrebbe rendere sonni tranquilli a nessuno.
 In zona Fratte di Porto S. Elpidio, lungo la SS16 che  ormai in tale zona attraversa apertamente il centro abitato, due giovani sono state cosparse di benzene e quasi date alle fiamme, ieri, anno del signore 2007: sono cica venti anni che è nota la presenza nella zona di tale traffico, suvvia, non mi si dica che è una zona dove il possesso del territorio è inarrivabile come  si diceva dell'Aspromonte!!
10 milioni di italiani votano, vista la ben debole volontà politica di intervenire seriamente che Don Oreste Benzi stesso nn manca di sottolineare, se ne deduce che non si possono inimicare tanti voti  vista la pochezza della differenza elettorale ...è della pochezza della local-nazional  sanità intellettuale che mi preoccupo.

mimoseinzonafratte.
postato da: comuscientifica alle ore 08:31 | Link | commenti
categoria:attualitĂ 
mercoledì, 07 marzo 2007
Lettera inviata alla trasmissione farhenait:

...Riflettevo sul dibattito di ieri con Oliviero Toscani a cui riconosco apprezzate doti di provocatore (tant'è che mi costringe finalmente a scrivervi dopo decenni che penso di farlo :-)). Dunque, l'iconografico è pesante tanto più quanto esso è indiscusso, configurandosi quale archetipo mentale. Potremmo aprire un dibattito su come le soggettive immagini mentali si esprimano e confluiscano nel collettivo e con quali doti e attraverso quali canali e c'è un libro che mi è stato accanto durante la tesi di dottorato che trovo consigliabilissimo che è quello di Francesco Ferretti "Pensare vedendo.Le immagini mentali nella scienza cognitiva", Carocci, pp.201, laddove si discute di come le immagini mentali visive abbiano carattere figurale contrapponibile a quello preposizionale su cui si regge l'ipotesi del linguaggio del pensiero, ma oggi vorrei tentare di parlare di seguire il filo di una mia riflessione. Le icone più indiscusse sono certo quelle delle immagini artistiche più veicolate, tra esse hanno maggior valore teoretico, appunto, quelle che raffigurano le divinità. Passo in rassegna le immagini del divino nella nostra cultura, le trovo tutte espressamente maschili, con tanto di attributi quelle michelangiolesche...mi chiedo se l’immagine di dio che abbiamo nn sia forse indiscutibilmente maschile, e così tanto da escludere l'alterità, ovvero un potere, a questo punto anche non divino ma semplicemente riconosciuto così universalmente mi andrebbe bene lo stesso, femminile. E il fatto che le donne immaginino un dio maschile, siano educate a tramandare e tramandarsi un dio maschile non può non avere effetti.

Mi hanno chiesto di occuparmi di donne e cioè del perché, finora sembra un perchè insondabile, stentino tanto a assumere ruoli dirigenziali , anzi del perché esse per prime deleghino una figura maschile solo se ne presenti la possibilità pur se spesso figura meno formata e con meno esperienza. Tento ora di sintetizzare il mio riflettere e mi pongo una domanda: che l’immagine del potere, tanto più indiscutibile in quanto profondamente, inarrivabilmente, clericalmente e atavicamente re-ligiosa invece appunto di connettere, come etimologia vorrebbe, contribuisca a produrre un mai-apertamente-ammissibile distacco tra il corpo di donna, intendo proprio la creatività potente e non misconoscibile del corpo delle donne, e il "vero" potere, altrettanto indiscusso ma in più "socialmente iconizzato" e dunque palesemente accettato dalla società del potere, quella che si autoiconizza, il potere maschio?
Rifletto...mah, non ho mai festeggiato l'8 marzo, faccio male?

postato da: comuscientifica alle ore 09:44 | Link | commenti
categoria:attualitĂ