Certo è che rischiamo di perdercela per strada mentre ne siamo dentro e questo soprattutto non per la storia "autoreferenziata" che finisce con gli anni '70, al chiuder delle grandi fabbriche (non vorrei essere generazionalista ma mi sembra che eravamo in pochi sotto i 50 l'altra sera) ma con quella della generazione "dimenticata", quella che vive in sordina gli anni 2000 e che magari ha soporiferamente maturato gli anni 80 e 90...Gerontocrazia, forse nel sindacato meno che in altri luoghi ma si, secondo me si tratta di questo, in genere mi si risponde che , non essendovi uno che faccia il passo avanti tra i "giovani"(..stesso discorso per le "donne"), persiste il saldo dominio dei vecchi("maschi"). Credo che dei sensi di colpa perlomeno io ne abbia abbastanza piene le zavorre e penso che questi ultimi decenni siano stati diversi proprio nei fondamentali del fare e del pensare subendo/gioendo di mezzi di comunicazione diversissimi da prima per qualità e quantità e vorrei davvero che si apra un dibattito su questo...che è poi quello che è davvero mancato da venti anni: il dibattito sulle idee... ci si è come bloccati, una specie di favola alla "bella addormentata". Parlo di questioni che certo non finiscono con la mia tua generazione (perchè si potrà anche parlare di futuro una volta finito di rimembrare il passato ..o la cesura che si avverte è così tanto forte che è tabù anche per il sindacato?).
Per esempio il tema della ricerca, personalmente mi rifiuto di pensare a "soldi si , soldi no" e guardandomi intorno, mi vien da pensare che sono 6 anni che non si bandiscono concorsi per arruolare ricercatori, ma che tanto tra 5 anni non vi saranno più molte persone cui assegnare incarichi nei settori scientifici e tecnologici .
Grazie ad internet (che il dibattito forse ci sia ma si è spostato in luoghi misconosciuti ai 50-60 enni gerontocrati maschi?...sigh!!) concordo sul fatto che la ragione per cui si disinveste in ricerca, è che l'Italia ha scelto:non serve alla propria economia, possiede una funzione di titolo di prestigio affinché uno Stato possa presentarsi senza imbarazzi agli incontri internazionali.
Non si venga a raccontare che serve la tecnologia per tenere alta l'esportazione di automobili Ferrari, che dà da lavorare a mille italiani contro 56 milioni e le cui tecnologie necessarie si possono comprare in Germania e Giappone, e ora Cina. La scelta è chiara: la Norvegia esporta la pesca, la Finlandia esporta le comunicazioni mobili, l'Italia esporta la moda e pacchetti turistici. Alla moda non serve la ricerca scientifica (questo lo affermava lucidamente lo stesso Berlusconi agli incontri con gli imprenditori, esortatati piuttosto a trovare metodologie per esportare pellami all'estero). ...dunque non c'e' motivo di sprecare tempo a creare sinergie su settori che non siano cardini nazionali. Ma credo sia contestabile un'economia basata unicamente su beni superflui a cui si può rinunziare in caso di crisi quando l'alternativa è una forte produzione tecnologica, alimentare e industriale che saprebbe reggere una crisi economica, politica, energetica. Sindacato, dove sei??






