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venerdì, 15 dicembre 2006
Ho assistito ad un evento sconcertante per Civitanoia: la presentazione di un libro! E che libro: dizionario biografico del movimento sindacale nelleMarche 1900/1970, con riflessioni molto interessanti sulla storia del Novecento. Ma appunto, mi è venuto da pensare, essendo come noto una bastian contraria: quale Novecento?
 Certo è che rischiamo di perdercela per strada mentre  ne siamo dentro  e questo soprattutto non per la storia "autoreferenziata" che finisce con gli anni '70, al chiuder delle grandi fabbriche (non vorrei essere generazionalista ma mi sembra che eravamo in pochi sotto i 50 l'altra sera) ma con quella della generazione "dimenticata", quella che vive in sordina gli anni 2000 e che magari ha soporiferamente maturato gli anni 80 e 90...Gerontocrazia, forse nel sindacato meno che in altri luoghi ma si, secondo me  si tratta di questo, in genere mi si risponde che , non essendovi uno che faccia il passo avanti tra i "giovani"(..stesso discorso per le "donne"), persiste il saldo dominio dei vecchi("maschi"). Credo che dei sensi di colpa perlomeno io ne abbia abbastanza piene le zavorre e penso che questi ultimi decenni siano stati diversi proprio nei fondamentali del  fare e del pensare subendo/gioendo di mezzi di comunicazione diversissimi da prima per qualità e quantità e vorrei davvero che si apra un dibattito su questo...che è poi quello che è davvero mancato da venti anni: il dibattito sulle idee... ci si è come bloccati, una specie di  favola alla "bella addormentata". Parlo di questioni che certo non finiscono con  la mia  tua generazione  (perchè si potrà anche parlare di futuro una volta finito di rimembrare il passato ..o la cesura  che si avverte è così tanto forte che è tabù anche per il sindacato?).
Per esempio il tema della ricerca, personalmente mi rifiuto di pensare a "soldi si , soldi no" e guardandomi intorno, mi vien da pensare che sono 6 anni che non si bandiscono concorsi per arruolare ricercatori, ma  che tanto tra 5 anni non vi saranno più molte persone cui assegnare incarichi nei settori scientifici e tecnologici .
Grazie ad internet (che il dibattito forse ci sia  ma si è spostato in luoghi misconosciuti ai 50-60 enni gerontocrati  maschi?...sigh!!) concordo  sul fatto che la ragione per cui si disinveste in ricerca, è che l'Italia ha scelto:non serve alla propria economia, possiede una funzione di titolo di prestigio affinché uno Stato possa presentarsi senza imbarazzi agli incontri internazionali.
Non si venga a raccontare che serve la tecnologia per tenere alta l'esportazione di automobili Ferrari, che dà da lavorare a mille italiani contro 56 milioni e le cui tecnologie necessarie si possono comprare in Germania e Giappone, e ora Cina.  La scelta è chiara: la Norvegia esporta la pesca, la Finlandia esporta le comunicazioni mobili, l'Italia esporta la moda e pacchetti turistici. Alla moda non serve la ricerca scientifica (questo lo affermava lucidamente lo stesso Berlusconi agli incontri con gli imprenditori, esortatati piuttosto a trovare metodologie per esportare pellami all'estero). ...dunque  non c'e' motivo di sprecare tempo a creare sinergie su settori che non siano cardini nazionali. Ma  credo sia  contestabile un'economia basata unicamente su beni superflui a cui si può rinunziare in caso di crisi quando l'alternativa è una forte produzione tecnologica, alimentare e industriale che saprebbe reggere una crisi economica, politica, energetica. Sindacato, dove sei??
postato da: comuscientifica alle ore 08:24 | Link | commenti
categoria:attualitĂ 
lunedì, 11 dicembre 2006

Le Costellazioni Familiari, messe a punto da Bert Hellinger consentono di scoprire, portare alla luce e sciogliere "irretimenti" familiari che si trasmettono di generazione in generazione e che sono causa di malattie e disturbi psichici e fisici.
Per cogliere appieno il significato di questo approccio è importante assumere una prospettiva sistemica. In un sistema il singolo non è importante di per sé ma in funzione di qualcosa di più grande, il sistema appunto. Esistono tanti sistemi, quello che ci viene in mente subito è l'ecosistema, di cui si parla molto, c'è anche un sistema azienda, un sistema famiglia e così via.
Sembra che in ogni sistema ci siano delle forze assai potenti per cui il singolo è per così dire responsabile per la parte che gli compete, spesso a sua insaputa, del funzionamento del tutto. Un altro esempio è il sistema assai complesso dell'organismo vivente.
E' abbastanza intuitivo pensare che da certi sistemi si possa uscire, per esempio da una associazione sportiva e da altri no, primo fra tutti l'ecosistema ma anche il sistema familiare.
Nella terapia familiare l'individuo allora non è mai preso come elemento isolato ma inserito in un determinato contesto di relazioni, questo permette di trovare legami e connessioni quasi sempre inconsci, con destini difficili nel sistema-famiglia.

postato da: comuscientifica alle ore 09:38 | Link | commenti
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