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venerdì, 16 gennaio 2009
http://lisesi2a2b.splinder.com/ questo e2 il link per raggiungere alcune delle attivita' che sto concordando con i simpatici allievi del  liceo italiano di Istanbul...vi aspetto
postato da: comuscientifica alle ore 13:25 | Link | commenti (1)
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lunedì, 09 giugno 2008
Cara Giusy , riapro dalla tua risposta al mio intervento per rilanciare i miei argomenti: la "poca dimestichezza degli insegnanti con l'informatica" è figlia di molte cause, alcune congenite alla italica struttura scolastica stessa così come continuiamo ad interpretarla.
Temo che le mie considerazioni possano uscire fuori dai binari di questo forum ma ....poi no, tutto sommato essere all'estero è anche un modo per guardare con più attenzione a come evolve il proprio lavoro, un momento metacognitivo, diremmo smile.gif e "la nuova realtà in cui ci si trova ad operare" non è forse anche quella più generale e relativa a questo periodo storico?
L'"interazione usuale" da superare su cui tu ci chiami ad intervenire è intesa, perlomeno da noi italiani, in un modo ben preciso, quello che riguarda anzitutto il "chiudere le porte dell'aula e fare la tua lezione" e quello del successivo momento di "elargizione" della lezione ad un pubblico essenzialmente passivo o teso all'ascolto del verbo del docente.
Diciamolo, si tratta di due non interazioni sulla base delle quali si è concretato il nostro mestiere senza troppo mai discutere di diverse possibilità didattiche. La discussione educativa in Italia è socialmente poco sensibile e soprattutto ancorata a vecchi schemi, ignora le rilevantissime novità che hanno investito il campo dell'education. Direi che abbiamo sofferto dell'egemonia culturale del neo idealismo che è alla base del nostro impianto didattico culturale ed abbiamo archiviato "alla leggera" Maria Montessori , Emma Castelnuovo , pure don Milani, va ....che, caspita!! In scuole italiane all'estero sarebbero davvero dei validi alfieri culturali.
postato da: comuscientifica alle ore 20:39 | Link | commenti
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mercoledì, 04 giugno 2008
Il culmine del maschilismo è tuttavia Jahvè: Eva dal corpo di Adamo quale suo “accessorio”..  Il fatto è che in realtà è vero tutto il contrario, poiché la femmina dell’homo sapiens nasce (in quanto si definisce biologicamente) circa 80.000 anni prima del maschio. Il cromosoma Y, che qualifica il maschio umano attuale e si trasmette di padre in figlio, è infatti comparso solo 59.000 anni fa, mentre il dna mitocondriale, proprio della femmina attuale, era già comparso 143.000 anni fa . Ciò ci autorizza a concludere che l’elemento biologico caratterizzante la femminilità umana sia nato molto prima di quello della mascolinità e che quindi Adamo deriva da Eva. La femmina homo sapiens ha continuato ad accoppiarsi con ominidi più antichi fino a generare il “suo” maschio attuale e definitivo. Il patriarcato, o più propriamente l’”androcrazia”, è il risultato di una visione distorta della realtà ... Il dominio del maschio è nato in contesti militarizzati e in situazioni di belligeranza, quando, per elevato aumento demografico o per motivi geografici o climatici, gruppi umani sono venuti in conflitto. L’adeguazione alla violenza e la capacità di produrla, tipiche del maschio, sono diventate così “doti” mitizzate . 


postato da: comuscientifica alle ore 19:57 | Link | commenti (1)
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martedì, 27 maggio 2008

Mi è capitato, già da qualche anno, di collaborare a progettare ambienti dove oltre al dato "quantitativo" e "vecchio"....tipo numero di interventi sul forum (8 in questo nostro caso) veniva richiesto e valutato anche il dato "qualitativo" delle interazioni tra i membri, magari tramite una chat in orari stabiliti dove i membri, divisi in gruppi, interpretavano un ruolo e affrontavano un problem solving. Chiaro che poi la chat veniva registrata e analizzata poi in fase valutativa ma era essa stessa, o poteva essere essa stessa, fonte propositiva e risorsa collaborativa; quella risorsa di cui tanto si parla quando si dice che il contributo di uno +uno individui fa due mentre il contributo di uno + uno in un sistema collaborativo fa di più. Altra risorsa collaborativa facilmente utilizzabile è da tempo la possibile stesura di un documento multimediale con lavagna condivisa , sempre chiamando i membri ad interagire in gruppi. Insomma, credo che il tempo della sperimentazione e ricerca sia a buon punto, mancano pratiche concrete a partire da subito....

A questo proposito trovo poco realistico che ci si aspetti da docenti già all'estero e ognuno "per proprio conto" immerso in una realtà già data la "costruzione di nuova stategie" come se solo andando all'estero o cambiando scuola gli insegnanti siano "costretti" a farlo...una tale sensibilità o si ha e si ha tutti insieme come istituzione scolastica italiana, a partire dal MIUR, PRIMA di partire o non si inventa per costrizione "estera".Quanto poi allo stato dell'arte delle nuove tecnologie che si potrebbero utilizzare qui ad Istanbul e
su cui non ho una ma mille idee di possibili esperienze collaborative , bisogna che prima il tecnico, unico per tutto l'istituto e spesso irreperibile per l'intera mattinata, ed io ci si accordi per una lingua comune, visto che lui parla esclusivamente turco!...vi saprò presto aggiornare...

postato da: comuscientifica alle ore 08:03 | Link | commenti
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